LuNaTiCaMenTe

Paradossi culinari

{ 19:52, 24-Jun-2008 } { Inviato in Mente e dintorni } { 1 COMMENTI } { Link }
Prego, serviti pure, il piatto è pronto in tavola. Ho provato a diluire la tua fame nel tempo, lasciandoti spizzicare qua e la durante tutti gli anni che ho passato a cucinare, e ora che tutto è servito a tavola puoi sfamarti come meglio credi. Avrei dovuto immaginarlo. Sono tante le cose che avrei dovuto capire prima che fossi tu a dirmele, ti conosco da sempre eppure non so ancora come prevenire le tue mosse. Ti guardo mentre mangi con avidità, mi fai paura, sei ancora tu il protagonista e io sono ancora la comparsa. In questa stanza buia l'unica luce è puntata su di te, sulla tua enorme bocca famelica. Guardo i tuoi gesti, mentre ti avvicini con rabbia il cibo alla bocca e lo inghiotti, neanche fossi stato a digiuno per trent'anni, e non posso fare altro se non continuare ad osservarti, cercando di convincermi che più avidamente mangerai, più in fretta te ne andrai, e più lenta sarà la tua digestione, e più lontano sarà il momento in cui tornerai a bussare a questa porta elemosinando un pezzo di pane. Eppure i tuoi bocconi li hai avuti, a volte prelibati, a volte troppo insipidi, ho sempre provato a condirli in modo che tu non sentissi che in realtà erano scialbi e di bassa qualità; non è servito a molto, altrimenti non saresti qui ora, seduto su quella sedia a guardarmi con aria trionfante. Lascia che ti dica una cosa. Hai vinto solo le prime battaglie, ma la guerra è ancora lunga, e in tempo di guerra il cibo è sempre scarso, perciò mangia pure adesso, saziati fino a scoppiare, perchè se fossi in te non sarei troppo convinto che domani mi troverai ancora qui, con il mestolo in mano.  

Che spettacolo!

{ 01:14, 31-May-2008 } { Inviato in Mente e dintorni } { 0 COMMENTI } { Link }

Oggi ho sperimentato concretamente la potenza devastante della Mente ed è stata una scoperta incredibilmente bella. Credo sia la prima volta in assoluto in cui ho avuto la dimostrazione pratica di un anno di teorie ascoltate con pazienza, incredulità e parecchio scetticismo. E la cosa bella è che la luce si è accesa con una scintilla davvero minuscola. Non parlo mai della mia Pratica, ma stasera devo necessariamente fare un'eccezione.
Oggi per la prima volta abbiamo provato un metodo tantrico di respirazione durante la meditazione, la respirazione spiralica.
La respirazione spiralica è un tantra volto a calmare la frequenza della respirazione e ad acquistare tranquillità, per riportare la concentrazione sul nostro vero sè; inizia immaginando di poter visualizzare il respiro, di seguirne il percorso, magari dandogli un colore, un colore pastello, tenue, che permetta di seguirlo ma di non esserne distratti. 
Ho inspirato incanalando l'aria attraverso due canali paralleli, dritti, che partono dalle narici e arrivano nei polmoni, ho espirato allo stesso modo seguendo il percorso inverso. Apparentemente non ho notato nessuna stranezza. Poi ho fatto la stessa cosa attraversando due canali intersecati a spirale. Lo stesso, identico movimento fisico, eseguito con la stessa identica quantità d'aria e con la mente ben posizionata sulla scia rosa pastello che entrava ed usciva dal mio corpo. Soltanto dopo aver provato entrambe le visualizzazioni ho dovuto arrendermi all'evidenza del gioco; senza che potessi consapevolmente deciderlo, nella respirazione spiralica la stessa quantità d'aria inspirata è rimasta all'interno del mio corpo diversi secondi in più rispetto a quella inspirata con la respirazione lineare. Ho provato anche a sforzarmi di impiegarci lo stesso tempo, per capire se ero soltanto suggestionata, ma non ci sono riuscita, la spirale si spezzava a metà. Dopo aver sperimentato entrambe le visualizzazioni, mi sono accorta di quanto fosse piu' affannoso il mio respiro durante la respirazione lineare, di quanta ansia c'era in quei gesti che, prima di conoscere la differenza tra i due tipi di respirazione, mi sembravano invece rilassanti e tranquillizzanti.
Con la respirazione lineare l'aria entra ed esce dal tuo corpo apparentemente fluida, ti sembra di essere già al massimo della capacità di concentrazione e rilassamento. Poi improvvisamente scopri che basta spostare l'attenzione della tua mente su una figura diversa e puoi fare ancora di piu', ancora molto di piu', e tutto quello che prima ti sembrava il culmine delle tue possibilità non lo è piu', perche' e' gia' travalicato. I due canali lineari diventano allora un'autostrada su cui il tuo respiro e' costretto a correre e senti il bisogno di andarti a rifugiare nella spirale, le sue pareti lentamente si colorano di tinte delicate e riposanti, e attraverso esse riesci a vedere che il tuo respiro si placa, che il tuo corpo si rilassa, che trovi la pace, e quel silenzio che solo i tuoi pensieri che scappano riesce a darti, diventa la compagnia piu' dolce che tu possa trovare.
Mi rendo conto che sembra una piccola cosa, ma credetemi, per quanto piccola è difficile da spiegare, perchè è una sensazione stupenda, una delle più belle mai provate nell'ultimo anno, non per l'azione in se', ma per la consapevolezza che si acquista dopo averla provata.

Shanti!



Ripartire da zero.

{ 17:51, 30-May-2008 } { Inviato in Mente e dintorni } { 2 COMMENTI } { Link }
In questi ultimi giorni ho scoperto di avere ancora tante, ma tante cose da imparare. Ho capito che, nonostante tutti i buoni propositi e le esperienze, troppo spesso do per scontato che basti essere in buona fede per ottenere il risultato sperato, ed è sempre il solito, stupido errore. E quando sbatti contro questo tipo di muro la botta fa male, fa ancora più male di quando non riesci a capire perchè la gente innalzi quei muri. La differenza è che quando riesci ad analizzare le cause della delusione, il livido per quanto grande e scuro possa essere, svanisce molto più rapidamente delle altre volte. La delusione, che sentimento strano, almeno per me. Purtroppo anche in questo riesco a trovare spunti di riflessione; una volta provavo delusione quando qualcuno non soddisfava le mie aspettative, o almeno, così credevo, mentre oggi l'unica persona che riesce a deludermi sono soltanto io. Un po' perchè quando credo di stare già un pezzo avanti poi mi rendo conto che in realtà non è mai così, un po' perchè mettere tanto impegno e tanta passione nelle cose in cui credi e poi accorgerti che non è servito a niente, anzi, che spesso ottieni l'effetto contrario a quello che vorresti ottenere, spesso ti spiazza. Ed ecco che ricomincia l'esame, per me è inevitabile rimettermi in discussione, e puntualmente riesco a vedere cose che prima non vedevo. Accorgersi che le verità degli altri, che fino a poco fa ti sembravano delle grosse cazzate, probabilmente sono davvero verità è difficile da sopportare. Il mio orgoglio in questo gioca un ruolo fondamentale. Sono una persona molto orgogliosa, forse troppo, paradossalmente più verso me stessa che con gli altri. Riesco più facilmente ad ammettere un errore o un torto fatto a qualcuno che non quelli fatti a me stessa. Spesso le persone orgogliose non riescono a chiedere scusa, anche quando capiscono di avere torto, mentre io ho il problema opposto. Io riesco a chiedere scusa ma non riesco ad ammettere veramente che ho torto. Perchè è vero che ho troppa autostima, che do troppe cose per scontate, che mi sento superiore, che troppo spesso giudico senza fermarmi a pensare. E' vero che sono superba in molte cose, che non accetto di mettermi al livello di coloro che stupidamente non ritengo sul mio stesso piano, per questo mi risulta più facile chiedere scusa agli altri che non a me stessa. Perchè credo che gli altri possano male interpretare i miei gesti e le mie parole, ma intimamente rimango convinta di essere nel giusto, rimango convinta che siano gli altri a non capire nel modo in cui dovrebbero; e cosa significa questo? Significa che non li stimo abbastanza, perchè per come sono fatta io, se stimo qualcuno non posso pensare che non capisca ciò che per me è chiaro come il sole. E non mi rendo conto che quel mio chiedere scusa in realtà è più farli contenti e coglionati piuttosto che l'aver realmente capito i miei errori, e questa è l'ennesima dimostrazione di quanto riesco ad essere superba, perchè provo una soddisfazione maligna anche nel dimostrare che io, se voglio, riesco ad apparire come una che capisce i suoi errori. Ma apparire ed essere dalla notte dei tempi sono due cose molto diverse. Quando imparerò anche a vedere questo un attimo prima di pensarlo, allora avrò fatto un altro passettino in avanti, sperando che non dovrò, per l'ennesima volta, ripartire da zero.

Andate e Ritorni.

{ 09:40, 10-May-2008 } { Inviato in Mente e dintorni } { 0 COMMENTI } { Link }
Questo voler necessariamente andare a fondo, capire le ragioni, questo ostinarsi a non volersi rassegnare all'ineluttabilità. Tutto questo esplorare, rigirare, aprire quei tagli mai del tutto cicatrizzati, senza permettersi mai di lasciarsi andare ad un attimo di sciocca passività. Questo non volersi mai rassegnare che possano esistere altre strade, altri giochi del destino che non possiamo controllare. La tanto cercata pace che vedi, da lontano, ma che in fondo non è mai voluta veramente, mai fino in fondo. Poi succede quello che non ti aspetti ma che forse inconsapevolmente vuoi, e non puoi permetterti di pensare di averlo voluto veramente. La voglia di sentirsi per un attimo come gli altri, di abbandonare l'impegno preso con se' stessi e sentirsi disonesti ma finalmente normali, per inseguire un attimo di felicità che durerà solo un attimo. Tutto succede perchè deve succedere? E' giusto cosi'? Allora è anche giusto crollare di fronte alla continua scoperta della nostra fragilità. Dov'è la ricompensa, quanto è lontana? No. Non posso accettarlo, non ancora. Non posso permettermi di provare tutta questa frustrazione di fronte agli enormi sacrifici fatti e ancora da fare. Questo chiedersi continuamente se quel tutto che non è niente non sia semplicemente e banalmente inutile. Chiedersi perchè, finalmente, dopo tanto tempo, e non trovare la risposta, e scoprire che non è poi così strano non avere sempre la risposta. Tutto in funzione di un futuro sconosciuto, senza pensare mai, nemmeno per un istante, a me. Nel bene e nel male. Mostrarsi sempre forti, molto più forti di quanto in realtà non ci sentiamo, e dentro avere voglia di sentirsi piccoli e sciocchi. Crogiolarsi nell'impotenza di situazioni che abbiamo cercato più di quanto abbiamo cercato quella utopica pace. Entrare, uscire e rientrare sospinti dalla potenza di qualcosa che non si riesce ad identificare, qualcosa in cui si può soltanto sperare. Sperare è troppo poco, a volte. Sperare è troppo poco in giorni come questo. La fede. Aver fede. La fede apre tutte le porte. E la speranza è l'ultima a morire? Devo sperare di trovarla allora, perchè non ce l'ho. Sempre, continuamente alla prova, di fronte a tutto quello che non vorremmo mai che ci accadesse, e nonostante questo ostinarsi a farlo accadere, a volerci credere. Lo vogliamo veramente? Giochi perversi, troppo dolorosi. Lascia andare. Non ci riesco. Allora riprendilo, e guarda bene dritto negli occhi quello che ti aspetta. Non voglio. Spegni la luce, adesso, lasciami dormire. Lasciami sognare. E' questo tutto quello a cui siamo destinate?

Linea di Confine

{ 18:42, 28-Apr-2008 } { Inviato in Mente e dintorni } { 1 COMMENTI } { Link }

C’è chi dice che delle sue forme ne esistono tante, chi dice che ne esiste una sola, anche se per ognuno per quanto univoca, è sempre diversa. Chi lo identifica con la passione, chi con la compassione. Chi preferisce viverlo giorno per giorno, chi lo conserva per qualcuno in particolare e forse non lo darà mai a nessuno. Chi pensa sia soltanto eros, chi pensa sia da condividere con più persone possibili. E’ una delle poche cose che non ci costerebbe niente dare agli altri ma che spesso teniamo soltanto per noi e per coloro che consideriamo i pochi eletti che lo meritano. Sarebbe molto più utile donarlo a tutti, incondizionatamente, per non considerarlo più come un tabù o come un sentimento di elite. Quando qualcosa si conosce, quando lo si conosce davvero, non fa più paura. E per conoscere qualcosa è necessario viverlo. Fa paura, l’amore, quando non lo si conosce. Quando non si è stati capaci di darlo per tanti anni, quando per tanti anni si è pensato che fosse qualcosa da dover razionare, qualcosa che non è per tutti, che non tutti siano degni di riceverlo. In questa schiera di paurosi ci sono anche io. Non sono in grado di poter dire se davvero esista solo un’unica forma di amore universale, un tutto in cui tutto è parte del tutto e pertanto non ne è distinguibile né scindibile. Non so dire se una madre ama un figlio più di quanto un fratello ami una sorella, se un uomo ama più la sua donna di quanto qualcuno possa amare il proprio cane o il proprio gatto. Non sono io a doverlo dire, non sono io non perché non abbia una mia idea ma perché sarebbe inutile. Inutile perché mi sento come se fossi appena uscita da un contenitore di gomma dalle pareti opache. Tutto era ovattato, sconosciuto, tutto ciò che c’era fuori mi faceva paura, e non volevo vederlo. Ora è tutto diverso. Ora che ho capito che non serve a niente amare in quel modo, che non serve a niente farsi rimbalzare l'amore addosso per paura che qualcuno possa portartelo via, e ora non so spiegare quanto sia devastante dentro di me il dolore che provo ogni volta che penso agli altri. A quel dolore che gli altri provano senza capirne le cause e senza conoscerne le conseguenze. Ha una potenza indescrivibile questa forma di sofferenza. Riesce a straziarmi, eppure sembra così strano soffrire così, a volte persino per chi non si conosce nemmeno. Eppure sembra così strano soffrire così quando la chiave che si cerca è quella di amare il tutto per non amare il nulla, per non soffrire più. Non è semplice accettare di essere totalmente impotenti di fronte alla sofferenza di chi amiamo, per questo ci si chiude da qualche parte, per nascondersi, per non dare, per non amare. Più dai e più ami, più ami e più soffri. E’ sempre stato così, da sempre e sempre sarà così. Ma poi per qualcuno arriva il momento in cui le cose pian piano iniziano a schiarirsi, il momento in cui la polvere si dirada e il contenitore si squarcia, e ti mette improvvisamente nudo e senza difese di fronte alla realtà, e inizi a vedere le cose diversamente, per quanto possa apparirti incredibile, inizi a capire il vero significato di tante parole che per anni ti sono ronzate nella testa sbattendo contro le pareti dell’ignoranza. E non c’è modo di aprirlo pian piano o di richiuderlo quel contenitore di gomma, non puoi tornare indietro perché si è frantumato. Il problema è che quando sei ancora nella “terra di mezzo”, quando pensi di aver capito ma non riesci a convincertene, quando pensi di essere sulla strada giusta ma non hai la forza e la voglia di percorrerla, la rabbia per quelle che percepisci ancora come ingiustizie fatte contro quello che percepisci ancora come amore, ti devasta, perché sai che ci sono e ci saranno finchè sarai tu a voler che esse rimangano, e non sei in grado di liberarti da certe percezioni, non vuoi, non puoi, per questo rimangono.

E’ davvero giusto sentirsi così? Quanto è giusto davvero sentirsi così? Ti stanca, ti sfinisce sentirsi così, ti fa venire voglia di dire, sai che c'è, ma vaffanculo va... E quanto è sottile il confine tra bisogno di andare avanti e voglia di tornare indietro? E’ tanto, troppo sottile il confine tra fiducia e volontà. Talmente sottile che a volte lo oltrepassi senza nemmeno accorgertene.



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Thousand of candles can be lit from a single candle, and the life of the candle will not be shortened. Happiness never decreases by being shared.


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